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Demo

E' sempre difficile rendere pienamente l’idea di un locale, di un edificio, di un panorama. Anche la miglior fotografia non riesce a mostrare tutto ciò che vogliamo presentare.

La prima strada percorribile è quella di utilizzare un obiettivo grandangolare estremo, poi un fisheye ma in questo secondo caso si guadagna maggiore angolo di campo mentre i dettagli all'interno del campo racchiuso rimpiccioliscono per la minore risoluzione e maggiore distorsione.

In nessun caso è comunque possibile superare i 180° di campo visivo.

Grazie alla tecnologia dei tour virtuali 360° è invece adesso possibile realizzare delle immagini “navigabili”, ossia che permettono al visitatore di ruotarle per permettergli di vedere non soltanto una parte ma l’intero ambiente.

Vendete i vostri prodotti on-line? Avete un catalogo prodotti sul vostro sito internet? I vostri prodotti sono oggetti particolari? Se sì, scegliete di realizzare delle foto che ruotano a 360° e mostrate i vostri prodotti in tutta la loro bellezza!

Questo sistema innovativo è personalizzabile e consente di creare un catalogo "rotante" on-line di prodotti, affiancato da una descrizione o scheda di prodotto, con una console per la navigazione. In questo modo darete ai vostri clienti la possibilità di visualizzare i vostri prodotti come se li tenessero in mano e li osservassero in ogni dettaglio.

Gioielli, abbigliamento, sculture, giocattoli, oggetti di design, arredamento, ceramiche, e tutti quegli oggetti dove il design fa la differenza, avranno finalmente modo di essere presentati in maniera dinamica!

Tutti noi almeno una volta nella vita abbiamo indossato i classici occhialini con una lente rossa e una blu per vedere un film o delle foto con il fantasmagorico effetto 3d.

I film 3d di questo tipo andavano di moda soprattutto negli anni 60, ma la “Stereography”, che si basa sullo stesso principio, sembra essere stata inventata adirittura intorno al 1860 da Oliver Wendell Holmes. I visori e le relative fotografie stereo erano molto diffuse fino agli anni 40.

Queste fotografie si basano sul principio che il nostro cervello determina il senso della profondità, tramite le differenti visioni date dai nostri occhi della stessa scena.

Osservando un anaglifo attraverso gli appropriati occhiali colorati, ogni occhio risulta percepire una immagine leggermente differente. Nell'anaglifo con filtraggio rosso-ciano, l'occhio che vede attraverso il filtro rosso vedrà le parti rosse dell'immagine come bianche e le componenti blu e verdi come nere (il cervello adatta l'immagine ai colori, come succede nella visione con lampadine o lampade al neon, in cui la luce presenta una dominante di colore rosso-arancio o verde); allo stesso modo, l'occhio che vede attraverso il filtro ciano scarterà le componenti blu e verdi, vedendo solamente quelle rosse.

Le parti bianche o nere, verranno percepite indifferentemente dall'occhio destro e sinistro. Il cervello unisce le due immagini ed interpreta le differenze come il risultato della differente distanza, questo permette di creare una immagine stereoscopica, senza il bisogno di ausili quali un visore stereoscopico, per permettere a ognuno dei due occhi di vedere l'immagine ad esso destinata.

Partendo da due immagini stereoscopiche, filtrate rosso e ciano, si ottiene, sovrapponendole, un'unica immagine come nell'esempio qui a fianco.

Gli anaglifi stereoscopici hanno subito un calo di interesse negli ultimi anni data la limitata applicazione e la scarsa qualità, in favore di tecnologie più avanzate che richiedono però investimenti più cospiqui e un materiale di ripresa e visualizazione molto più complesso. Attraverso l'intera storia delle proiezioni 3-D, si sono sperimentate varie tecniche per convertire immagini 2-D in stereoscopiche. Poche di queste sono state efficaci e sono sopravvissute.

La combinazione di sorgenti digitali e materiale digitalizzato elaborati con costi relativamente contenuti, ha generato una nuova ondata di prodotti di conversione e nuovi film vengono realizzati in XpanD 3D, RealD e Dolby 3D nel 2006.

Ultima e attuale tecnologia che possiamo ammirare in molti cinema è il RealD. Come per tutti gli altri sistemi di ripresa stereoscopica, anche il sistema RealD prevede, in sede di ripresa, l'impiego di speciali telecamere a doppio obiettivo, così da ottenere la ripresa simultanea della stessa scena da due prospettive leggermente differenti.

La sequenza di immagini così ottenuta, presenta alternativamente un fotogramma destinato all'occhio sinistro (Fsx) ed uno destinato all'occhio destro (Fdx). Ma ad occhio nudo non è possibile discriminare le due immagini cosicché l'immagine venga percepita in 3 dimensioni: gli occhi percepiranno contemporaneamente entrambi i canali cosicché il cervello elaborerà un'unica immagine piatta e sdoppiata.

Le due immagini vengono perciò discriminate sfruttando il fenomeno della polarizzazione. La polarizzazione è un fenomeno comune in natura ed è anche causa di rifrazioni fastidiose percepite dell'occhio umano. Avviene quando la luce incontra una superficie riflettente che ne devia l'asse di propagazione (ad esempio, da verticale a orizzontale). Il filtro polarizzatore filtra determinate emissioni luminose; le lenti degli occhiali da sole, ad esempio, le filtrano tutte ad esclusione di quelle sull'asse verticale.

Al momento della proiezione delle immagini un filtro polarizzatore a cristalli liquidi, che sfrutta il sistema della polarizzazione circolare, posto di fronte alla lente del proiettore, devia la luce dei fotogrammi su due angolazioni diverse (chiamate indicativamente A e B), una per il canale sinistro Fsx e l'altra per il canale destro Fdx. Lo spettatore indossa un paio di occhiali aventi i medesimi filtri a polarizzazione circolare: la lente sinistra dell'occhiale lascerà passare la luce emessa ad angolazione A filtrando invece B (lasciando passare dunque solamente i fotogrammi Fsx), mentre la destra farà esattamente l'opposto.

 

 

L'immagine coordinata è una fase fondamentale alla quale ogni attività dovrebbe dedicare particolare attenzione, poichè consente di rafforzare la propria identità nel proprio mercato di riferimento.

In senso moderno è considerata fortemente legata all'immagine e alla comunicazione visiva espressa dall'attività commerciale.

 

Il volantino è una pubblicazione a tiratura limitata formato da una o due pagine stampata su di una o tutte le facciate.

E' uno strumento efficace per raggungere un vasto pubblico e solitamente vengono stampati con tirature di 5000 - 10000 pezzi.

 

Siamo in grado di seguire internamente tutte le fasi di creazione di cataloghi aziendali, dalla fotografia, al ritocco e grafica, all'impaginazione e alla stampa finale.

Questo ci permette di abbattere drasticamente i costi e controllare la qualità del lavoro, per offrire al cliente soluzioni professionali "chiavi in mano".

 

Il CD o il Dvd è utile quando si presenta la necessità di dover spedire abitualmente aggiornamenti di programmi o prodotti, ai propri clienti o ai potenziali nuovi clienti.

I Cd e Dvd vengono stampati e masterizzati a partire da poche decine i pezzi fino a migliaia di copie. Espletiamo noi, ove necessario, la pratica SIAE.

 

 

Con un calendario puoi comunicare il tuo affetto, la tua stima, la tua passione. Ma puoi anche promuovere il tuo marchio aziendale, lasciare un segno per i tuoi clienti, i colleghi, i fan del tuo club sportivo. In modo discreto e raffinato.

Un oggetto sempre fresco, sempre attuale, sempre di moda!

 

High Dynamic Range: questo è il significato dell'acronimo inglese HDR.

Traducibile in italiano come "Gamma Dinamica Elevata", un'immagine HDR è una ripresa digitale ottenuta mediante particolari tecniche fotografiche/informatiche e memorizzata in un file grafico in grado di contenere un intervallo di valori di luminosità (distinti) più ampio rispetto ad uno scatto digitale tradizionale.

Per comprendere l'utilità di questa tecnica si pensi ad una fotografia realizzata in una situazione di alto contrasto luminoso, ad esempio un controluce. In queste condizioni di scatto, dopo aver esposto correttamente il soggetto, è facile ottenere porzioni dell'immagine sovraesposte (aree molto chiare, tendenti al bianco) o sottoesposte (aree molto scure, tendenti al nero).

L'occhio umano può distinguere valori di luminosità massima/minima con un rapporto di circa 10.000:1, mentre una scena soleggiata può facilmente arrivare ad un range dinamico di 100.000:1. Le immagini riprodotte dal monitor o stampate su carta, hanno un range dinamico di solo 255:1. Ecco perché molte immagini riprese in pieno sole presentano spesso aree completamente nere ed aree completamente bianche.

A differenza dell'occhio umano, che possiede una gamma dinamica molto ampia, il sensore della fotocamera digitale non è in grado di distinguere e quindi di registrare livelli di luminosità così distanti tra loro. Quindi, tutto ciò che risulterà eccessivamente luminoso per il sensore verrà registrato come bianco, mentre le aree estremamente buie verranno interpretate come nero

Se il range dinamico di una scena è troppo ampio per uno dei tre stadi coinvolti nel processo, qualcosa deve essere sacrificato; si deve rinunciare ai dettagli o nelle zone d'ombra o nelle zone luminose, come si vede nel seguente esempio.

Ecco quindi che ci viene in aiuto la tecnica HDR, la quale prevede di realizzare una serie di scatti ad esposizioni diverse (detta anche multiesposizione), per poi fondere il tutto in un'unica immagine ad elevata gamma dinamica.

Alcuni dati tecnici
Il sistema HDR consiste sostanzialmente nel produrre un file di immagine che contenga molte più informazioni di quante uno schermo di computer possa riprodurre. Un normale file bitmap (per es. un JPEG prodotto dalla nostra camera) memorizza ogni pixel con tre valori (per rosso, verde e blu) a 8 bit, che insieme danno il colore del pixel. Ciò significa circa 16 milioni di differenti colori, cioè una definizione un po' più alta di quanto uno schermo medio possa riprodurre.

Un file digitale RAW tipicamente contiene 10 o 12 bit per pixel, cioè da quattro a otto volte più definizione (per ogni bit in più raddoppiano i valori possibili). Non stiamo parlando di risoluzione, ma di valori di luminosità, per questo motivo solitamente si scatta in RAW, se si dispone di abbastanza spazio di memoria, in modo da poter poi correggere l'esposizione e rivelare i dettagli nelle aree in luce ed in ombra che andrebbero definitivamente persi con il formato JPEG.
Infine, in una immagine HDR i pixel sono memorizzati come valori a 16 o 32 bit. In pratica significa che possono contenere abbastanza informazioni da descrivere ogni minima variazione dal buio assoluto fino ad una luminosità mille volte più del sole, invece che eliminare i valori ai due estremi, come avviene nel formato JPEG.
In pratica
Se una immagine HDR non può essere riprodotta fedelmente dal monitor di un computer, a che serve? E' proprio questo il punto. Un file HDR può in teoria contenere tutto il range di luminosità che esiste al mondo che, anche se non può essere riprodotto così com'è, è pur sempre presente e può essere utilizzato per recuperare i dettagli nascosti. Una volta eseguite le opportune elaborazioni, il file può essere convertito in un formato utilizzabile.

Tone mapping
La maggior parte dei monitor LCD o CRT (e naturalmente le stampe su carta) sono media a basso range dinamico (LDR), perciò se si vuole visualizzare una immagine HDR si deve necessariamente convertire l'ampio range dell'immagine in un rage inferiore compatibile con il monitor in uso. Questo processo è definito mappatura dei toni, ed è eseguito con l'ausilio di un algoritmo più o meno sofisticato, con lo scopo di conservare l'aspetto originale dell'immagine HDR.

 

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